Banche: centralità del loro ruolo

Le continue vicissitudini legate al mondo dei mercati finanziari, soprattutto negli ultimi anni, vedono il comparto bancario protagonista in negativo, soprattutto per il ruolo sistemico che riveste all’interno dell’economia. Infatti, quando si usa la parola sistemico ci si riferisce sempre ad un qualcosa che assume un’importanza fondamentale, dunque esse fungono da vero e proprio motore, pertanto una loro crisi può avere degli effetti devastanti per l’intero sistema economico. Basti pensare a tutte le linee di credito aperte con le diverse aziende, quindi un ipotetico fallimento di un importante istituto di credito trascinerebbe nel “baratro” molte piccole e grandi imprese.

Il salvataggio a tutti i costi del Monte dei Paschi di Siena ne è un esempio, infatti le manovre, o per meglio dire “i salti mortali” posti in essere dal Governo, hanno suscitato non poche polemiche tra l’opinione pubblica, prevalentemente per il fatto che sono sempre i cittadini a rimetterci di tasca loro.

Nel panorama italiano tuttavia è possibile trovare istituti che hanno più difficoltà rispetto ad altri, l’analisi di oggi passa in rassegna tre banche, vale a dire Mps, Unicredit e Intesa San Paolo, ponendo attenzione su quelli che sono gli aspetti fondamentali e quelli tecnici.

Analisi tecnica dei principali titoli bancari italiani

Partiamo dalla prima, dal lato fondamentale si è già detto come la sua situazione sia drammatica e ciò è visibile anche osservando le forti oscillazioni del titolo, sintomo di paura e incertezza che attanaglia gli speculatori:

 

 

Ricordiamo che al momento il titolo è sospeso dalle negoziazioni, per decisione della Consob, in attesa che il quadro informativo dell’istituto senese torni ad essere più chiaro per il mercato. Anche l’aspetto tecnico rimane negativo, da seguire gli sviluppi non appena la banca verrà riammessa alle contrattazioni, difficile al momento azzardare un’ipotesi circa le future dinamiche che ne seguiranno.

Il secondo istituto di credito sotto la lente è Unicredit, la quale è alle prese con un maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro. In tutto questo i possessori delle azioni ordinarie avranno un tasso di conversione tale per cui ogni dieci azioni possedute se ne ritroveranno una. Come primo giorno post aumento, il titolo segna una flessione di oltre tre punti percentuali poco sotto i 26 euro per azione, mentre graficamente parlando la situazione appare come segue:

 

Dopo una fase laterale che era in atto da luglio, la rottura del canale in area 23,8 ha dato impulso ad una spinta rialzista piuttosto decisa. Si dovrà valutare se i prezzi potranno proseguire in questa direzione, tuttavia rimangono dubbi circa la solvibilità della banca stessa alla luce della difficile situazione che interessa tutto il settore bancario.

L’ultimo sguardo è rivolto a Intesa San Paolo, la quale ha subito ad opera dell’agenzia Dbrs, la stessa che ha declassato il rating italiano, un deterioramento della sua solvibilità portando lo stesso giudizio da A a BBB. Indiscrezioni vedono Intesa San Paolo contendersi parte di Generali, colosso assicurativo, insieme ad Allianz.

 

 

Anche da un punto di vista tecnico la situazione per questa banca risulta essere più rosea, rispetto agli altri due titoli poc’anzi analizzati. Il canale rialzista delineatosi, mostra un trend in rialzo che ha condotto alla rottura  di massimi abbastanza significativi, al momento non sussistono indicazioni che lascino presagire una correzione verso il basso, interessante monitorare il livello di 2,6 con possibilità di allungo in area 2,7/2,75 in caso di rottura.