Settimana piuttosto travagliata per il petrolio, che rompe bruscamente al ribasso, dopo un trend laterale che durava ormai da qualche mese.

Un po’ come accade per le materie prime in generale, non è nuovo a questi scossoni così violenti, ma cerchiamo di analizzare più nel dettaglio quel che è successo.

Da sempre l’oro nero è il fulcro dei movimenti geopolitici mondiali, materia prima di assoluta importanza soprattutto nel mondo dell’industria.

Petrolio, andamento negli ultimi anni

Nel 2008 si è assistiti ad un incremento delle quotazioni a tripla cifra percentuale, spinta soprattutto dall’enorme domanda di paesi come India e Cina, il cui sviluppo economico ha contribuito a determinarne l’aumento dei prezzi. In quello stesso anno però, l’acuirsi della crisi finanziaria dei sub-prime, ha fatto sì che il petrolio subisse un vero e proprio tracollo, da come evidenziato nel grafico seguente

 

 

Infatti i  tentacoli della crisi, ben presto si sono diffusi nell’economia reale, con fallimenti e tagli di produzione, che hanno ridotto drasticamente la domanda e di conseguenza il prezzo.

Negli anni a seguire le quotazioni del petrolio si sono mantenute abbastanza stabili, per poi piombare nuovamente nel baratro a partire dal 2014. Diverse sono le motivazioni; è evidente che il continuo progresso delle energie alternative unito alle nuove tecniche di estrazione petrolifera, hanno determinato un eccesso di offerta. In particolare la pratica dello shale oil, diffusa soprattutto negli Usa, ha contribuito a creare un eccesso di offerta e ciò ha indispettito, e non poco, i paesi produttori Opec. Tali metodi di estrazione basati sulla tecnica del fracking, ovvero cercano di estrarre un quantitativo maggiore di idrocarburi dal suolo, andando a creare delle spaccature nel terreno , comportano dei costi piuttosto elevati.

Petrolio: reazione dopo riunione Opec

La recente riunione del 30 novembre 2016 ha visto un taglio nella produzione da parte dell’Opec, che ha fatto sì che le quotazioni avessero un incremento piuttosto esplosivo nelle sedute immediatamente successive, tale notizia ha comunque favorito le aziende coinvolte nelle nuove tecniche di estrazione, poc’anzi menzionate.

Come detto, la riunione dell’Opec ha innescato un incremento dei prezzi, che hanno condotto gli stessi a ridosso dei 56 dollari il barile. Da allora, è partita una lateralità tra i 52 e i 55 dollari, fino alla rottura al ribasso del 9 marzo dei 52 dollari, alimentata da una forte ondata di vendite.

 

 

Cosa aspettarsi nelle prossime sedute?

Se si guardano i prezzi a un anno, si può osservare un movimento laterale contrassegnato da sali e scendi piuttosto marcati, molto probabile nel breve una continuazione della discesa fino a ridosso dei 45 dollari il barile, dove in corrispondenza di quel livello si ha un supporto dinamico. A quel punto bisognerà attendere, e vedere se i prezzi riescano ad invertire di nuovo al rialzo per ritornare nella parte superiore del canale, oppure scendano violentemente.