Materie prime: petrolio in grande spolvero dopo decisione Opec

Il mercato del petrolio sembra aver trovato slancio soprattutto dopo la decisione del 30 novembre da parte dell’Opec, nella riunione tenutasi a Vienna, dalla quale è scaturito un taglio della produzione di circa 1,2 milioni di barili al giorno.

Tale mossa ha causato un incremento delle quotazioni portandole agli attuali 54 dollari. La storia della materia prima in questione è caratterizzata, un po’ come accade generalmente nelle commodities, da forti oscillazioni di prezzo, basti pensare che nel 2012 “l’oro nero” viaggiava attorno i 120 dollari. Da allora si è assistito ad un vero e proprio tracollo giustificato soprattutto dalla forte crisi economica e dall’aumentare delle tecniche di estrazione non convenzionali di “olio di scisto” prevalentemente in voga negli Stati Uniti. Tale pratica permette di ricavare idrocarburi andando ad estrarli direttamente dalle rocce attraverso un processo di trasformazione della materia contenuta nelle stesse dando origine così al petrolio. C’è da dire che questa procedura, diffusasi largamente negli ultimi 4/5 anni, ha suscitato non poche polemiche riguardo la sua rischiosità e dannosità soprattutto a livello ambientale.

Come dicevo poc’anzi la “traiettoria” delle quotazioni, ha visto segnare dei minimi pari a poco più di 30 dollari il barile nel febbraio 2016 per poi risalire con decisione agli attuali prezzi.

Da un punto di vista tecnico il crude oil è “imbrigliato” all’interno di un canale rialzista innescatosi ad agosto 2016, considerando la variazione percentuale si è verificato un incremento superiore al 25% in quattro mesi (il grafico rappresenta la quotazione del future continuous). La seduta del 12 dicembre ha comportato una rottura dei massimi precedenti in area 53,8 spingendosi fino a 55,6 per poi rientrare sotto i 53 nelle due giornate successive. Il finto break out è evidenziato anche dalla candela giornaliera, shooting star, caratterizzata da un corpo molto ridotto e una shadow lunga, sintomo di incertezza da parte degli operatori. Sarà interessante osservare se i corsi torneranno in prossimità di quei livelli e vedere se si assisterà ad una vera partenza verso l’alto o un rientro delle quotazioni come avvenuto in precedenza. Da un punto di vista operativo si può cercare di trarre beneficio attraverso vari strumenti, come i futures, adatti per chi è ben capitalizzato, o andando ad operare tramite l’etf sul petrolio, Uso, che ha un controvalore decisamente più basso, oppure ricorrere alle opzioni sia su Uso che sul future. La “vision” nei prossimi 2/3 mesi rimane abbastanza positiva, dunque potremmo assistere a dei prezzi attorno ai 60 dollari il barile o altrimenti se non si verifica tale sprint, intorno ai 50, non ci si aspetta comunque delle quotazioni sotto i 40 dollari.

Quotazioni Oro: permane la debolezza dei prezzi

Sul fronte oro si assiste ormai da mesi ad un trend al ribasso molto pronunciato, come evidenzia il grafico sull’etf Gld, l’ondata di vendite ha innescato una caduta dei prezzi a partire da agosto di quest’anno. A premere ulteriormente verso il basso sono le parole pronunciate dalla Yellen in occasione del rialzo, prevedibile, dei tassi di interesse ad opera della FED, accompagnato da un super dollaro che ha conseguito un apprezzamento sull’euro molto significativo.

Anche per ciò che attiene il metallo giallo, valgono le stesse considerazioni fatte per il petrolio, ovvero la possibilità di poter compiere delle operazioni di trading utilizzando direttamente il future Gold (ticker GC) tenendo conto della capienza in termini di controvalore di tale strumento, oppure tramite il suo etf gld o le opzioni. Al momento le aspettative circa movimenti futuri rimangono negative, bisognerà valutare un eventuale consolidamento dei prezzi in area 107/ 108 per quel che riguarda Gld, per poter avere un quadro più chiaro e preciso.