Regime dichiarativoIl titolare di un conto di trading italiano in fase di dichiarazione dei redditi può scegliere se optare per il regime sostitutivo o il regime dichiarativo, mentre per titolari di conti esteri è obbligatoria la scelta del secondo, cioè la scelta del regime dichiarativo è obbligata. Attraverso tale regime, l’imposta del 26% viene corrisposta all’erario dal contribuente, mediante dichiarazione dei redditi, entro il 30 settembre dell’anno successivo all’effettivo realizzo della plusvalenza.

Le eventuali plusvalenze realizzate vengono contabilizzate con il metodo del LIFO (last in, first out); da queste si possono scontare eventuali minusvalenze realizzate l’anno precedente.
Il titolare del conto è obbligato a compilare il quadro RW del modello Unico, al fine del monitoraggio fiscale.

Il contribuente nel regime dichiarativo dispone delle plusvalenze realizzate al lordo dell’imposta sostitutiva, che provvederà a liquidare l’anno successivo in sede di dichiarazione. Questo aspetto rappresenta un enorme vantaggio per il trader, infatti in tal modo ha la possibilità di poter disporre di maggior denaro da destinare alla propria attività di trading, beneficiando di un effetto moltiplicativo maggiore dovuto al reinvestimento dei profitti.

Inoltre a differenza di quanto accade nel sostitutivo, ha la possibilità di dedurre eventuali minusvalenze che realizza in un determinato anno, per i successivi quattro anni. Ad esempio, ipotizziamo che nel 2015 un soggetto abbia riportato una perdita di 5000€, l’anno successivo non dovrà ovviamente versare nessuna imposta. Nel 2016 invece ottiene una plusvalenza di 14000€, l’imposta sul capital gain del 26% da versare all’erario nel 2017, avrà come base imponibile 9000€ ovvero la differenza tra il guadagno conseguito l’anno precedente meno la perdita del 2015. Questo è senza dubbio un ulteriore vantaggio del regime dichiarativo rispetto a quello sostitutivo o amministrato.