Nuova Iri: criticità legate a dubbi interpretativi

Con la Legge di Stabilità 2017 (Legge n. 232/2016) è stata introdotta la nuova IRI (Imposta sul reddito delle Imprese). Questa, sin da subito, a causa delle sue particolari caratteristiche di imponibilità e tassazione nonché per alcuni suoi aspetti poco chiari, ha generato, tra gli operatori del settore, alcuni dubbi interpretativo-operativi, esigenti più che mai, in un periodo come questo pieno di “novità”, di essere sciolti mediante ulteriori chiarimenti ed esemplificazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.

In questa sede il nostro intento è quello di analizzare i maggiori aspetti critici di questa nuova forma di tassazione “duale” che colpisce, da un lato il reddito (utile) lasciato in azienda e non prelevato dall’imprenditore con una aliquota standard del 24% e contemporaneamente, il reddito da lui prelevato in base ai ben noti scaglioni progressivi IRPEF.

Nuova Iri: riepilogo base imponibile

Prima di entrare maggiormente nello specifico con le “criticità e i numerosi interrogativi dell’IRI”, sembra opportuno offrire una breve sintesi in merito alla sua base imponibile. Questa è sostanzialmente il risultato di:

REDDITO DI ESERCIZIO

+/- VARIAZIONI IN AUMENTO e/o DIMINUZIONE DA TUIR

  • SOMME PRELEVATE O EROGATE DAI SOCI/IMPRENDITORE

 

 

SU TALE BASE IMPONIBILE SI APPLICA LA TASSAZIONE AL 24%

 

 

Passando ora alle tanto attese criticità della nuova IRI, queste possono essere così riassunte:

 

  • Prevede una durata quinquennale con rinnovo in forma rigorosamente espressa al termine dei 5 anni (come approfondito in precedenti articoli, la scelta dell’Iri va comunicata all’Agenzia delle Entrate nel Modello Unico 2018 anno 2017)
  • NON è prevista alcuna possibilità di revoca dell’opzione. Quest’ultima infatti vincola il contribuente che la adotta per tutti i 5 anni (optando per la nuova Iri a partire dall’anno 2017, si rimane vincolati fino al 31/12/2021)
  • OBBLIGA il contribuente per tutto il quinquennio di eventuale opzione, ad adottare, anche se non necessario (fatturato inferiore a000 euro per la cessione dei beni e/o 400.000 per la prestazione di servizi), la contabilità ordinaria con un sicuro maggior aggravio di costi e di adempimenti in termini di gestione

Necessita di una ATTENTA VALUTAZIONE DI CONVENIENZA FISCALE da effettuarsi a cura di un professionista (sostenendo quindi elevati costi di consulenza). Quest’ultimo infatti, mediante le ipotesi reddituali e di prelevamento fornitegli dal cliente con riferimento ad una certa annualità, costruirà delle differenti “simulazioni di convenienza fiscale” offrendo una sorta di parallelismo (in termini di esborso effettivo) tra le due differenti tipologie di tassazione: l’Iri e l’Irpef a scaglioni.