Voluntary disclosure 2016 alle battute finale con l’attuazione del decreto fiscale che prevede l’autoliquidazione

Finalmente ci siamo: la nuova procedura di Voluntary Disclosure diventa definitiva dopo la conversione del Dl 193 da parte della legge 225/2016, con alcune modifiche rispetto alla versione governativa. L’articolo 7 del decreto ha di fatto riaperto i termini della procedura introdotta dalla legge 186/2014, prevedendo però condizioni in parte diverse rispetto alla precedente edizione.
Diversamente dalla prima “collaborazione volontaria” infatti, l’attuale decreto fiscale ha previsto una alternativa ed opzionale procedura: l’autoliquidazione. Sarà infatti il contribuente, assistito dal professionista incaricato, a provvedere spontaneamente al versamento delle somme dovute a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni secondo le scadenze dettate dalla fresca normativa in vigore:
Possibilità n. 1: in unica soluzione entro il 30 settembre 2017
Possibilità n. 2: in massimo tre rate, di cui la prima entro e non oltre il 30 settembre 2017

Per quanto concerne l’ambito prettamente oggettivo della procedura, si può facilmente constatare come questa ricalchi, quasi all’unisono, il perimetro della prima edizione della Voluntary Disclosure, essendo possibile per il contribuente sanare sia le violazioni in materia di monitoraggio fiscale sia quelle dichiarative e relative a imposte erariali (imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, IRAP, IVA) e dei sostituti d’imposta.

Voluntary disclosure 2016: differenze con la procedura del 2015

Tuttavia, a differenza della procedura di collaborazione volontaria prevista nel 2015, la Voluntary Disclosure 2016 introduce un procedimento ad hoc per tutti quei contribuenti che intendano sanare “anche” le violazioni derivanti dall’emersione del contante e dei valori al portatore detenuti nel nostro paese. A tal riguardo, i contribuenti saranno tenuti a rilasciare, unitamente alla presentazione dell’istanza, una dichiarazione in cui attestino, sotto la loro responsabilità (e del professionista incaricato che li assiste), che l’origine dei valori oggetto di sanatoria non derivi da reati diversi da quelli “coperti e perdonati” dalla procedura di collaborazione volontaria (art. 5 – quinquies comma 1 lett a) del decreto) e cioè:

  • Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
  • Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici
  • Dichiarazione infedele
  • Omessa dichiarazione
  • Omesso versamento di ritenute certificate
  • Omesso versamento IVA

nonché i delitti legati al riciclaggio e all’autoriciclaggio commessi in relazione ai citati reati tributari.

I suddetti contribuenti dovranno inoltre, nelle tempistiche previste dalla nuova normativa, provvedere all’apertura e all’inventario delle eventuali cassette di sicurezza possedute, presso le quali sono custoditi i valori oggetto di collaborazione volontaria, alla presenza di un notaio che ne verbalizzi il contenuto e, contestualmente, procedere al versamento e deposito degli stessi presso intermediari finanziari (entro la data di presentazione della relazione accompagnatoria all’istanza di regolarizzazione), su un rapporto vincolato fino alla conclusione dell’intera procedura.