Voluntary Disclosure… per quanto ancora se ne parlerà??

Con la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.L. 193/2016 si può dire come, anche per quest’anno, sia giunto alla conclusione il provvedimento legislativo “Voluntary 2.0” concernente il rinnovo dell’Istanza di collaborazione volontaria per l’emersione dei capitali detenuti in paesi esteri. Si attendono ora i consueti 60gg per la conversione del Decreto in legge nella speranza che il Parlamento, nel frattempo, non effettui ulteriori integrazioni e ritocchi normativi.

L’art. 7 del citato Decreto prevede la riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria e norme collegate. Un sospiro di sollievo per gli ancora tanti contribuenti che hanno “perso il treno” della priva Voluntary Disclosure introdotta dalla Legge n.186 del 15/12/2014 che ha portato, nel corso dell’anno 2015, ad una emersione di “capitali neri” per una somma vicina ai 28 Mld di euro.
La procedura citata, non di nuova introduzione (ricordiamo il D.L. 167/90), è riservata a tutti quei contribuenti che detengono investimenti all’estero ed hanno omesso di compilare il quadro RW del Modello Unico per i periodi ancora accertabili, nonché i redditi maturati all’estero. La norma poi estende l’ambito di applicazione di questa procedura “internazionale”, anche a tutti quegli “evasori nazionali” che avevano omesso dichiarazioni dei redditi o presentato all’Amministrazione Finanziaria delle dichiarazioni infedeli.
Negli ultimi tempi, ed in particolar modo oggi, si è assistito ad un sempre maggiore interesse del nostro legislatore a tale procedura, questo al fine di recuperare un po’ di gettito per finanziare le attuali e future Leggi di Bilancio.
A seguito di quella che si può facilmente definire una “autodenuncia” che il contribuente doveva presentare entro il 30 settembre dello scorso anno (poi prorogata al 30 novembre), il legislatore aveva previsto alcune esclusioni da reati penali nonché importanti riduzioni di sanzioni sui capitali detenuti illecitamente all’estero (riduzione al 75% del minimo edittale).

Voluntary Disclosure: la vecchia procedura

La procedura prevedeva entro il mese di dicembre 2015, l’invio della relazione, con tutta la documentazione a corredo necessaria all’Amministrazione per ricostruire patrimoni “sconosciuti” all’Amministrazione stessa.
Durante il 2016, poi, ogni Ufficio competente ha provveduto/sta provvedendo, a concludere la procedura, inviando ai contribuenti che hanno aderito nel 2015, avvisi di accertamento chiaramente relativi alla documentazione prodotta da questi ultimi. I contribuenti a tal punto, pagando le imposte, le sanzioni e gli interessi accertati, possono definirsi contribuenti “adempienti e collaborativi”.
I soggetti che però non si sono attivati per tempo, e quindi per colpa o per dolo, non hanno inviato la suddetta relazione al 30 settembre/novembre 2015, non hanno più avuto modo di accedere alla collaborazione volontaria e quindi, per tale motivo, affrontano il rischio connesso di non poter più fruire di sanzioni agevolate e di esclusione da possibili reati penali in relazione alle imposte evase.

Voluntary Disclosure: la nuova procedura

Per venire incontro ai soggetti “rimasti indietro”, il nostro legislatore, bonariamente, ha riaperto, con il Decreto di cui sopra, i termini per una nuova istanza di collaborazione volontaria, mirata all’emersione del sommerso e al contestuale aumento del gettito fiscale. A tal proposito, il D.L. 193/2016 ha previsto nuovamente la possibilità, per il contribuente, di autoliquidare gli importi dovuti a titolo di imposta, sanzioni e interessi entro il prossimo 30 settembre 2017. In caso di autoliquidazione, il contribuente potrà godere di un abbattimento superiore delle sanzioni, al momento equivalente alla prima edizione della voluntary disclosure, pari al 75% del minimo edittale, per le violazioni relative alle imposte sui redditi, sostitutive, Ivie e Ivafe, e alla metà del minimo edittale per le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale.

In caso di versamenti ritenuti insufficienti in sede di controllo, è previsto che il contribuente provveda a integrare quanto dovuto con il pagamento di una sanzione addizionale, a seconda dei casi, del 3% o del 10 per cento.