Da molti mesi, l’indice del mercato azionario americano viaggia lentamente verso nuovi massimi assoluti con conseguente diminuzione della volatilità implicita come mostrato nel seguente grafico.

Da come si evince, lo spike del 29 giugno, ha dato un po’ di scossa all’indice proiettandolo, seppur momentaneamente, in area 15, livello che non si vedeva dallo scorso mese, chiudendo però a 11. La chiusura denota una candela con una shadow molto pronunciata. Possiamo ora paragonare il grafico con quello di Spy, ovvero l’etf sul mercato americano Standard & Poor’s 500.

Trend lineare in salita senza troppi scossoni, da notare la candela rossa del 30 giugno che ha provocato lo spike di volatilità mostrato nel Vix. Come è noto, l’incremento della volatilità, ovvero l’aumento dell’indice Vix, è molto più elevato, in termini percentuali, rispetto al ribasso che subisce il mercato azionario.

Trading azionario vs trading di volatilità

Più volte si è sottolineato l’indiscusso vantaggio nel tradare la volatilità piuttosto che il sottostante, tuttavia bisogna tenere bene a mente l’importanza di un opportuno set di regole che indichino quando è il momento di staccare la strategia e uscire dal mercato. Esistono dunque, degli indicatori tali da farci pensare ad un incremento importante della volatilità? La risposta è si, tuttavia il trading aihmé non è una scienza esatta e dunque si possono commettere degli errori di valutazione.

Un parametro che viene osservato, da chi fa trading di volatilità, è il rapporto tra Vix e Vxv. Il primo e più noto, rappresenta l’indice della volatilità implicita del mercato americano relativamente a un mese, mentre il secondo, fa riferimento alla volatilità a tre mesi. Normalmente la quotazione del Vxv è più alta di quella del Vix, pertanto in una situazione “sotto controllo” dove i mercati denotano una certa tranquillità, tale rapporto è inferiore all’unità. In tale ottica un incremento di valore dello stesso, suona come un campanello d’allarme e dunque il rischio di forti crolli risulta essere più elevato specie quando il Vix/Vxv supera abbondantemente 1.

Un altro aspetto che non bisogna assolutamente tralasciare, è la forma della struttura a termine dei contratti futures sul Vix. Infatti nella maggioranza delle volte, le scadenze dei futures più vicine hanno una quotazione inferiore rispetto a quella dei contratti più lontani.

Vix future e backwardation

Quando le cose cominciano a preoccupare gli operatori del mercato, la volatilità inizia ad alzarsi, sicché la forma della curva dei contratti futures assume dei connotati particolari. In tali situazioni infatti, aumenta la paura tra gli operatori i quali cercheranno di coprire le proprie posizioni in acquisto sul mercato azionario, attraverso il Vix, tramite futures o opzioni. La crescente domanda fa si che il prezzo di quotazione delle scadenze più vicine superi quelle più lontane, poiché la preoccupazione è tale e dunque i traders sono disposti a pagare un prezzo maggiore pur di avere una “assicurazione” sulle loro posizioni.

In questo grafico, l’incremento della volatilità ha prodotto un innalzamento delle quotazioni dell’indice Vix, nonché del suo future portando la forma della curva in forte backwardation.