OpzioniLe opzioni sono ancora strumenti di nicchia – soprattutto in Italia sono tuttora in pochi ad utilizzarle – delle quali poco si conosce il reale potenziale a livello speculativo e di gestione del rischio. Purtroppo capita spesso di sentire parlare gente che si professa esperta in materia di trading, ma che poi confonde le opzioni con le opzioni binarie: i due strumenti sono molto diversi tra di loro, per saperne di più potete consultare l’articolo Opzioni vs Opzioni binarie.

Insieme ai futures costituiscono il derivato più famoso e nonostante siano ancora in pochi ad impiegarlo, l’interesse da parte degli utenti è in aumento.

Opzioni: cosa sono?

Le opzioni sono dei contratti derivati il cui prezzo è legato, ovvero deriva, dall’andamento di un determinato sottostante che può essere un’azione, un indice azionario, un’obbligazione, una materia prima, una valuta, un tasso d’interesse. Non sono uno strumento lineare come le azioni, il forex o gli stessi futures: ciò che influenza il prezzo delle opzioni non è solamente la direzione del sottostante, ma anche altri fattori come il tempo e la volatilità implicita.
Le opzioni si suddividono in call e put: le prime conferiscono all’acquirente la facoltà, ovvero il diritto, di acquistare ad un prezzo che viene definito prezzo d’esercizio (strike price), ad una scadenza un determinato sottostante. Viceversa, le put attribuiscono al compratore, il diritto a vendere ad una determinata scadenza, un certo sottostante, ad un prezzo definito al momento della stipula.
Ovviamente nel primo caso, l’acquisto della call viene posto in essere quando si ha un vision rialzista del sottostante, nelle put invece si ha un’aspettativa ribassista. Tuttavia è bene precisare che l’acquisto delle call o delle put può essere effettuato anche per coprire un rischio, ad esempio acquisto una put su un titolo azionario a copertura di una posizione lunga sul titolo stesso.

Le opzioni possono essere sia acquistate che vendute, in questo caso però espongono il venditore ad un rischio teorico “illimitato”. Infatti nella vendita della call, il venditore a scadenza avrà l’obbligo di consegnare il sottostante al compratore al prezzo pattuito, mentre il venditore della put dovrà acquistare dall’acquirente il sottostante al prezzo di esercizio.
A loro volta le opzioni hanno uno stile, infatti distinguiamo tra call di stile americano e di stile europeo, così come le put americane ed europee. La differenza tra opzioni americane e opzioni europee sta nel fatto che le prime possono essere esercitate in ogni momento entro la scadenza, mentre quelle europee solo alla scadenza.

Di seguito i vari profili rischio rendimento delle opzioni:

Call vendita
Profilo rischio rendimento call in vendita
Call acquisto
Profilo rischio rendimento call in acquisto

Put vendita
Profilo rischio rendimento put in vendita
Put acquisto
Profilo rischio rendimento put in acquisto

Opzioni: come funzionano esattamente?

Quando un investitore procede all’acquisto di un’opzione, gode di un’asimmetria finanziaria a proprio favore, infatti da un lato ha una perdita limitata al solo premio pagato per l’acquisto, mentre dall’altro il suo profitto è potenzialmente “illimitato”.
Verrebbe quindi da dire che è molto più conveniente acquistare le opzioni anziché venderle, in realtà non è così. Infatti la maggior parte delle strategie speculative presenti nei portafogli dei traders, si basano sulla vendita di opzioni, solamente in via residuale si procede con l’acquisto. Il fatto che gli operatori preferiscano vendere piuttosto che acquistare, o comunque fare delle strategie dove la componente vendita prevale su quella in acquisto, dipende da diversi fattori. Innanzi tutto gestire una strategia di vendita risulta più agevole e più profittevole da un punto di vista statistico.
Ad esempio, supponiamo che in data 15 febbraio 2016 un investitore venda un’opzione put sul titolo X, la quotazione è di 65€, lo strike price è di 57 €, la scadenza è maggio 2016, il premio incassato è di 4,5€. A scadenza, possono verificarsi quattro distinte situazioni:
1.Il sottostante sale di prezzo, dunque l’opzione scade senza valore.
2.Il sottostante rimane stabile, anche in questo caso l’opzione a scadenza non avrà alcun valore.
3.Il sottostante scende, ma non arriva allo strike price e dunque anche in questo caso il venditore incasserà l’intero premio.
4.La quotazione del sottostante andrà al di sotto dei 57€. Qui il venditore subisce una perdita che sarà data dalla differenza tra lo strike price e il valore di quotazione del titolo azionario, più il premio incassato.

Dunque in 3 casi su 4 il venditore porta a casa il premio dell’opzione che costituisce il suo massimo guadagno. C’è da dire che la vendita a nudo di opzioni, è una pratica molto rischiosa, soprattutto se il sottostante si muove molto, esistono delle tecniche per ridurre il rischio, ad esempio aggiungendo un’opzione put in acquisto con uno strike inferiore a quello della venduta, in modo da limitare il rischio creando una strategia che si chiama vertical spread, o ancora aggiustare una struttura in corso d’opera qualora le cose non vadano come previsto, a questo punto è possibile porre rimedio cercando di limitare la perdita, o addirittura uscire in guadagno dalla strategia.
Questo è solo un assaggio delle innumerevoli combinazioni di soluzioni che si possono creare quando si maneggiano le opzioni, anche la vendita a nudo per chi ha più esperienza e soprattutto quando si è ben capitalizzati, può offrire importanti opportunità, purché si sis consapevoli dei rischi che si corrono e si disponga di un buon set di regole di money management.

Un’altra motivazione che spinge gli investitori a vendere opzioni, è che in genere il mercato sovrastima il rischio e pertanto i venditori possono incassare premi piuttosto interessanti, soprattutto quando si verificano rialzi della volatilità implicita.

La non linearità dello strumento opzione, è determinata da altri due fattori, ovvero tempo e volatilità implicita, come poc’anzi accennato. Il tempo gioca a favore del venditore, infatti ogni giorno che passa il premio (prezzo) dell’opzione verrà eroso dal decadimento temporale, fino ad arrivare a scadenza senza più valore. Di conseguenza il compratore, avrà sì dalla parte sua uno strumento che presenta un vantaggio in termini di rischio rendimento, ma dovrà far fronte alla perdita di valore che via via l’opzione subirà, tuttavia un movimento a lui favorevole del sottostante gli potrà procurare un guadagno anche di elevata entità, anche se tale movimento, a seconda dei casi, dovrà essere di una certa importanza.
L’altro fattore che non si può di certo tralasciare quando si ha a che fare con le opzioni, è la volatilità implicita. Essa sostanzialmente rappresenta le aspettative circa l’andamento atteso del mercato di un determinato sottostante, in un certo istante temporale. Esistono nella letteratura finanziaria diverse trattazioni e formule matematiche, che indicano in che modo viene calcolata tale grandezza (ad esempio il modello di Black&Scholes).
I premi delle opzioni sono fortemente condizionati dalla volatilità implicita, che in determinate situazioni di mercato può raggiungere livelli molto elevati, dunque in questi casi le opzioni risultano essere molto care, poiché gli operatori saranno disposti a pagare un maggior premio per coprirsi dai rischi.

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