All’indomani del discorso di Trump, i mercati sembrano gradire le parole del Tycoon newyorkese, infatti l’apertura di Wall Street, ha fatto segnare nuovi massimi trascinando con se anche il resto delle borse mondiali.

Ieri Piazza Affari ha segnato un rialzo superiore al 2%, sulla scia dell’entusiasmo americano le quotazioni sono tornate sopra i 19000 punti, riportando i prezzi all’interno del canale laterale tra i 19200 e i 19750.

Timida ripresa della nostra economia, da come confermano i dati Istat, che vedono il Pil italiano incrementato dello 0,9% nel 2016, cala il rapporto deficit/pil portandosi da 2,7% al 2,4%, mentre leggero aumento per il rapporto debito/pil passato dal 132% al 132,6%.

In un clima di fiducia generale, come è noto, la volatilità si attesta su valori molto bassi, infatti al momento l’indice Vix viaggia poco sotto quota 12 confermando ulteriormente la sua debolezza.

Oggi riprendo il discorso degli etf sulla volatilità, di cui si era già discusso nell’articolo Trading di volatilità: il Vix e i suoi figli, in particolare volevo analizzare gli altri etn/etf che investono sul future Vx. Il primo di questa “mini rassegna” è Uvxy, ovvero Ultra Vix Short-Term  Futures ETF, la società emittente è ProShares, a differenza di Vxx e Vxz trattasi di un etf, pertanto il fondo deve investire i propri asset sul sottostante che mira a replicare, non comporta un rischio di credito per l’investitore, cosa che invece non accade per gli etn essendo essi considerati delle note di debito, sebbene tale rischio è molto basso. Anche Uvxy mantiene un esposizione media long sul Vix Index relativamente al breve termine, ma in questo caso utilizza una leva pari a 2. Dunque attraverso questo etf si può usufruire del vantaggio di essere long sulla volatilità in maniera amplificata rispetto al Vxx.

Se il Vxx rappresentava un pessimo investimento nel lungo periodo, Uvxy è doppiamente svantaggioso, per effetto del contango che affligge i contratti futures sul Vix. Infatti da come si può evincere dal grafico a 6 anni, l’etf ha praticamente perso tutto il suo valore.

 

 

Il successivo  mostra invece l’andamento negli ultimi due anni, in cui si capisce meglio cosa è successo.

 

 

Da notare l’incredibile reattività dello strumento in corrispondenza di violenti crolli del mercato azionario, infatti nell’agosto del 2015 si è passati dai 610$ (prezzo aggiustato) ai 2188 del 1o settembre, quindi si è verificato un aumento in termini percentuali del 258% in meno di un mese!

Anche in questo caso lo strumento è soggetto a continui reverse split, ovvero frazionamenti di azioni con attribuzione di maggior valore nominale dell’etf.

Se consideriamo Spy, l’etf sull’indice S&P 500, è passato da una quotazione di 203$ del 10 agosto 2015, ai 185$ del primo settembre, ovvero una diminuzione di poco meno del 9%.

La maggior parte dei traders pensa di mettersi sempre short per trarre profitto, va bene, ma bisogna saper fronteggiare i “mostruosi drawdown” a cui si va incontro, esistono numerosi metodi di money management, a mio avviso l’impiego di opzioni in tal senso risulta essere molto efficace. Lo strumento dispone di opzioni piuttosto liquide e questo sicuramente rappresenta un valido alleato anche per la protezione di portafogli azionari.

Il “fratello” di Uvxy è Tvix, anch’esso opera long sul future sul Vix nel breve termine con leva 2 , è emesso da Velocity Shares, non dispone di opzioni, ha una minore liquidità ed è un etn.

Per concludere l’analisi, l’altro strumento da passare in rassegna, è Svxy. È un prodotto emesso da ProShare’s, si tratta di un etf, in questo caso il gestore investe i propri asset in maniera tale da avere una esposizione short sull’indice Vix, per ottenere ciò ricorre a costruire un portafoglio di posizioni short sul Vx future effettuando continui bilanciamenti, relativamente alla prima e seconda scadenza. In questo caso, come si è detto anche per Xiv e Ziv, l’effetto contango è a favore di chi acquista lo strumento, ma nelle fasi di alta volatilità, lo stesso esibisce dei drawdown molto elevati.