Mercati finanziari: forti oscillazioni e improvvisi crolli dettati dalla paura

Un argomento molto in voga per chi fa trading,  soprattutto in opzioni, è la volatilità del mercato, cioè la misura con cui i corsi azionari subiscono oscillazioni. Spesso si assiste a violente escursioni di prezzo, soprattutto quando ci si trova dinanzi a situazioni di “panic selling”, ovvero paura tra gli operatori del mercato dovuta a qualche motivo avente natura fondamentale, si veda crisi mutui sub-prime del 2008 o crisi dell’euro nel 2011, oppure dovuta a fattori esterni come un attacco terroristico, durante le quali gli operatori del mercato danno origine ad ondate di vendite a catena che determinano dei crolli. Tuttavia nel secondo caso, la paura del mercato tende a rientrare in maniera più rapida rispetto ad eventi di natura fondamentale quali crisi a livello sistemico.

Nel mercato delle materie prime ad esempio è più frequente osservare fenomeni legati a forti oscillazioni di prezzo, infatti talvolta si assiste a chiusure di seduta durante le quali la commodity in questione arriva ad escursioni a doppia cifra percentuale.

Anche il mercato valutario non è da meno, sono ancora fresche per alcuni operatori le ferite causate dal crollo dell’euro contro il cambio svizzero, accaduto il 15 gennaio del 2015. In quell’occasione il cross eurchf arrivò a perdere il 30%, decretando di fatto la fine della “carriera” di diversi traders.

In Italia di recente, le vicissitudini interne al Monte dei Paschi di Siena, dove al momento sono sospese le contrattazioni del titolo, hanno portato i prezzi ad oscillare in maniera vertiginosa determinando dei sali e scendi da montagne russe come evidenziato nel seguente grafico:

Da notare il repentino rialzo avvenuto ad ottobre e il successivo crollo delle quotazioni subito nelle sedute successive.

Dunque si potrebbe affermare che la misura di queste escursioni di prezzo, esprimano delle indicazioni circa lo stato di salute del titolo.

Tradare la volatilità: Vix e mercati azionari

Esiste un indicatore, il Vix, che è considerato dagli analisti il termometro del mercato  americano S&P 500. Esso è l’indice della volatilità implicita, in altre parole rispecchia le aspettative da parte degli operatori riguardo il mercato azionario. Tale indice ha una quotazione, inoltre è possibile effettuare operazioni di trading, sia speculative che di copertura, attraverso il future Vx e il suo etn Vxx, o attraverso le opzioni sia sul Vix che sul Vxx. Vi sono poi una serie di strumenti derivati dal Vix, ovvero gli etf/etn sulla volatilità. Di seguito si riporta il grafico a un anno del Vix index:

Mentre qui l’S&P 500:

Se si mettono a confronto, si vede subito ciò che si è detto in precedenza, cioè che quando il mercato azionario sale tranquillamente il Vix ha una quotazione contenuta, mentre quando l’S&P 500 scende velocemente il Vix sale, come è successo in occasione del ribasso di febbraio e di luglio. In entrambe le circostanze il repentino calo della quotazione dell’indice americano sono state accompagnate da rialzi dell’indice Vix, confermando la correlazione negativa tra i due indici.

La caratteristica che contraddistingue il Vix è la mean reversion, ossia i prezzi tendono nel tempo ad oscillare attorno ad un valore medio, quanto detto trova conferma nell’analisi del grafico da cui balza all’occhio una mancanza di un trend, sia crescente o decrescente, cosa che invece avviene nell’S&P 500.

Dunque si può affermare che l’analisi di tale strumento viene spesso integrata a quella dell’indice azionario, proprio per dare un’interpretazione più accurata in chiave previsionale da parte dei traders.